Gli ecosistemi

Monitoraggi indipendenti sul campo urbano

Il lavoro di rilevazione riportato di seguito è stato realizzato da Bologna Respira, l'associazione ecologista fondata dal gruppo dei Verdi recentemente commissariati e usciti da AVS

San Donato, termografie del suolo e politica del calore

Il lavoro di rilevazione riportato di seguito è stato realizzato da Bologna Respira, l’associazione ecologista fondata dal gruppo dei Verdi recentemente commissariati e usciti da AVS. 

L’attività descritta si inserisce in un percorso di monitoraggio autonomo del territorio urbano, centrato sul rapporto tra suolo, vegetazione e temperature superficiali.

L’area osservata è a Bologna, nel quartiere San Donato.

Nelle immagini analizzate vediamo rilevato un quadrato di terreno secco immerso in una superficie erbosa. Lo stesso punto è stato osservato anche tramite termocamera.

Con una temperatura dell’aria di circa 35 gradi, emergono differenze termiche significative:

  • nelle aree coperte da prato, la temperatura superficiale scende anche di 5 gradi rispetto all’aria 
  • nelle aree di terra nuda, la temperatura sale fino a 7 gradi sopra la temperatura dell’aria 

Anche una porzione ridotta di suolo diventa così un indicatore diretto delle dinamiche termiche urbane.

Se la terra priva di copertura vegetale genera già tali variazioni, si può dedurre che superfici completamente impermeabilizzate come cemento e asfalto producano effetti ancora più intensi, trasformando lo spazio urbano in una massa termica ad alta capacità di accumulo.

Ne deriva una posizione netta: ogni progetto urbanistico che comporta la perdita di suolo verde non è termicamente neutro, ma incide direttamente sull’innalzamento delle temperature urbane.

Il dato climatico come esperienza quotidiana

Secondo le rilevazioni, la popolazione sta già sperimentando in modo diretto gli effetti della crisi climatica urbana. Non si tratta più di una prospettiva futura, ma di condizioni materiali che si manifestano negli spazi quotidiani: piazze, cortili, marciapiedi e aree residenziali.

Nel caso del Pilastro, i residenti avevano espresso piena consapevolezza riguardo all’importanza del
parco situato di fronte alle abitazioni. Tale consapevolezza tra o residenti si sarebbe
però scontrata con decisioni amministrative che non ne hanno tenuto conto, ignorando i segnali
provenienti dal territorio.

Situazioni analoghe vengono riportate anche in altri contesti urbani, dove cittadini, comitati e osservatori indipendenti denunciano da anni un modello di sviluppo ritenuto responsabile di un aggravamento della crisi climatica e ambientale.

La consapevolezza del fenomeno risulta sempre più diffusa nella popolazione, non limitata ai periodi estivi più estremi. Secondo tale lettura, il nodo centrale non sarebbe informativo, ma politico: la difficoltà delle istituzioni nel tradurre consapevolezza in politiche coerenti.

Alberi in vaso e soglie di inefficacia

Un ulteriore elemento osservato riguarda le aree urbane dotate di alberi in vaso.

Secondo le rilevazioni, ad eccezione della piccola area d’ombra immediatamente sotto la chioma, la temperatura superficiale risulterebbe sostanzialmente uniforme nel resto dello spazio analizzato. Da ciò viene dedotto che l’effetto di mitigazione termica diffusa sia limitato se non nullo.

La distinzione proposta è tra verde come infrastruttura ecologica e verde come elemento ornamentale mobile, con capacità ridotta di incidere sul microclima urbano.

Termomisurazione delle superfici a prato

La rappresentazione cromatica delle termografie viene descritta come segue:

  • rosso: temperature molto elevate 
  • giallo: temperature elevate 
  • verde: temperature più basse 

Con una temperatura dell’aria di 35 gradi, le misurazioni indicano:

  • il prato può abbassare la temperatura superficiale fino a circa 5 gradi sotto l’aria 
  • la terra nuda può aumentarla fino a circa 7 gradi sopra l’aria 
  • le superfici asfaltate possono raggiungere valori anche 10 gradi superiori alla temperatura dell’aria 

Sulla base di questa lettura, il suolo viene interpretato come un elemento attivo del bilancio energetico urbano, capace di assorbire e rilasciare calore in modo differenziato a seconda della sua composizione.

La diffusione delle tecnologie di rilevazione

Un elemento centrale dell’analisi riguarda la progressiva accessibilità delle tecnologie di misurazione ambientale.

La riduzione dei costi di strumenti come:

  • termocamere a infrarossi 
  • sensori ambientali a basso costo 
  • piattaforme open source per l’analisi dei dati 
  • sistemi GIS accessibili 

può costituire un fattore di trasformazione non solo tecnico, ma politico.

Tale evoluzione renderebbe possibile una crescente democratizzazione della misurazione del territorio, consentendo a gruppi civici e soggetti non istituzionali di produrre dati autonomi sulle condizioni urbane.

In questo scenario, la città non sarebbe più descritta esclusivamente da enti pianificatori o istituzionali, ma anche da reti indipendenti in grado di misurarne direttamente le condizioni fisiche. Si svilupperebbe così una forma di contro-cartografia basata non sulla narrazione, ma su dati materiali: temperatura, umidità, capacità di assorbimento e comportamento termico delle superfici.

Una mappa termica del conflitto urbano

ll punto centrale non riguarda qui soltanto la conferma del ruolo del verde nella mitigazione delle temperature, ma la possibilità di produrre tale evidenza in modo autonomo e verificabile. La città verrebbe così descritta attraverso una lettura alternativa, basata su gradienti termici e proprietà fisiche dei materiali urbani. Una città può essere rappresentata attraverso linguaggi diversi, in questo caso attraverso le temperature.

E le temperature, a differenza delle narrazioni, non negoziano.

Intervista a Alessandro Fabianelli
Alessandro Fabianelli

Laureato in Pedagogia e delegato sindacale, è attivista dei Verdi dal 2016 al 2026.
Già co-portavoce di Europa Verde Bologna e tesoriere dell’Esecutivo provinciale fino al 2026, è membro dell’associazione Eco Circolo di Bologna e della Scuola di Eco Politica.
Nel 2026, dopo aver lasciato i Verdi, ho aderito alla nascente associazione Bologna Respira.

Che cosa ha spinto il gruppo a iniziare questa attività di rilevazione termica del territorio
urbano?
La situazione di tragedia climatica in cui viviamo ormai tutti i giorni, ci ha spinto a dare un valore a ciò che attraverso il senso comune sappiano già: per sopravvivere alle temperature estreme e prolungate nel tempo abbiamo bisogno di ombra e di un microclima di qualità e questo tipo di confort termico ce lo possono dare solo gli alberi.
⁠In che modo la vicenda della scissione di Europa Verdi ha influenzato la nascita o l’urgenza di
questo progetto?
Questi ed altri temi sono sempre stati nelle agende di chi si ritiene essere un Verde. Lo scontro c’è stato su chi pensa che con questa amministrazione il tempo del dialogo e della mediazione sia finito e chi abbia ancora l’illusione che dall’interno qualcosa si possa cambiare. Per noi il dramma dell’urgenza impone scelte radicali: non abbiamo più tempo.
Con quali criteri vengono scelti i luoghi da monitorare (quartieri, piazze, parchi, microaree specifiche?
Scegliamo luoghi dove le amministrazioni hanno messe in campo scelte che vanno nella direzione diametralmente opposta rispetto a quello che invece si dovrebbe fare. E in una città come Bologna, che si pone ai vertici del rischio alte temperature, siccità, inondazioni, inquinamento dai trasporti e altro, rumore, ecc. è ancora più grave.
Quali strumenti vengono impiegati per le misurazioni e con quale grado di precisione
vengono considerati affidabili?
Per le campagne di misura abbiamo utilizzato prevalentemente termometri a infrarossi per la rilevazione della temperatura superficiale e termoigrometri per la misura della temperatura e dell’umidità dell’aria, forniti da un Ente di ricerca. Gli strumenti impiegati sono quindi modelli ad uso scientifico, con specifiche tecniche note e precisione dichiarata dal costruttore (tipicamente ±0,5-2 °C per le superfici e ±0,3-0,5 °C per la temperatura dell’aria). L’obiettivo delle indagini è soprattutto il confronto relativo tra differenti superfici o contesti urbani, più che la determinazione del valore assoluto con precisione metrologica.
Come vengono controllate variabili come orario, vento, umidità o esposizione solare
durante le misurazioni?
Le misure vengono effettuate seguendo un protocollo standardizzato: stesso intervallo orario, condizioni meteorologiche stabili e assenza di precipitazioni. Si evita di confrontare dati raccolti in giornate caratterizzate da forte variabilità atmosferica. Per ogni rilievo vengono annotate le principali condizioni ambientali (copertura nuvolosa, vento, esposizione al sole e presenza di ombreggiamenti), così da interpretare correttamente i risultati. È comunque importante precisare che i confronti vengono sempre eseguiti tra punti rilevati nelle medesime condizioni ambientali.
Ogni punto viene misurato una sola volta o esiste un protocollo di ripetizione per
verificare la stabilità dei risultati?
Ogni punto viene misurato più volte nell’arco della stessa campagna di rilevamento e, in alcuni casi, anche in giornate differenti con condizioni meteorologiche comparabili. La ripetizione delle misure permette di verificare la riproducibilità dei risultati e di ridurre l’influenza di eventuali anomalie puntuali o errori casuali. Generalmente, per ciascun punto di rilievo, le misurazioni vengono replicate almeno tre volte.

Come viene operativamente definito e misurato l’effetto di mitigazione del verde urbano?
L’effetto di mitigazione viene valutato confrontando aree con caratteristiche urbanistiche simili ma differenti per presenza di vegetazione. Si analizzano principalmente la riduzione della temperatura superficiale, la diminuzione della temperatura dell’aria negli spazi ombreggiati e il conseguente miglioramento del comfort microclimatico. Il parametro più evidente è generalmente rappresentato dalla differenza di temperatura tra superfici esposte al sole e superfici ombreggiate dalla chioma degli alberi.
⁠Quali evidenze specifiche supportano la conclusione che gli alberi in vaso abbiano un
effetto termico limitato?
Le misure evidenziano che gli alberi in vaso possono produrre un beneficio locale, dovuto principalmente all’ombra della chioma, ma non sono in grado di modificare in modo significativo il microclima urbano circostante. Il limitato volume di terreno disponibile riduce infatti lo sviluppo dell’apparato radicale e, di conseguenza, la capacità di evapotraspirazione, che rappresenta uno dei principali meccanismi di raffrescamento naturale.
Per ottenere effetti significativi sulla mitigazione delle isole di calore urbane sono necessari alberi messi a dimora in piena terra, con un adeguato volume di suolo disponibile per lo sviluppo radicale.
Va inoltre sottolineato che gli alberi collocati in vaso, per ragioni di stabilità e sicurezza, sono generalmente di dimensioni più contenute rispetto a quelli piantati in piena terra. Trattandosi spesso di esemplari relativamente giovani, anche l’effetto di ombreggiamento risulta assai limitato.
Infine, è opportuno considerare che gli alberi allevati per lungo tempo in vaso difficilmente sopravvivono a un successivo trapianto in piena terra. Il doppio stress causato dall’espianto dal contenitore e dal successivo attecchimento nel terreno compromette frequentemente la ripresa vegetativa, soprattutto negli esemplari di maggiori dimensioni.
⁠L’obiettivo è descrittivo, di denuncia, o orientato a influenzare decisioni urbanistiche
concrete?
L’obiettivo è di sensibilizzazione nei confronti della cittadinanza e delle amministrazioni portando qualche dato che vada oltre la semplice sensazione e che permetta anche di confutare scelte che per noi vanno nella direzione sbagliata.
I dati raccolti saranno resi pubblici in forma aperta e consultabile? Con quali strumenti?
Assolutamente sono e saranno disponibili, per ora nelle nostre pagine social e poi anche per tutti gli organi di informazione
Altri gruppi cittadini potrebbero replicare lo stesso tipo di mappatura in autonomia?
Sarebbe molto utile perché soprattutto se si vuole dare un rigore ai campionamenti occorrono tempo e competenze. Quindi ben vengano aiuti e volonterosi.
Se questa mappatura diventasse sistematica e diffusa, che tipo di cambiamento immagina
possa produrre nella governance urbana di Bologna?
Sicuramente renderebbe evidente agli occhi di tutti la situazione e le amministrazioni di Bologna ma anche di altre città non potrebbero ignorare i risultati.
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